Bologna Risorgi

È ARRIVATO IL MOMENTO DI RIALZARTI

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Cari Amiche e Amici, cittadine e cittadini di Bologna, ospiti venuti da ogni parte d’Italia.
Oggi non siamo qui per una semplice manifestazione.
Non siamo qui per aggiungere un’altra bandiera, né per presentare l’ennesima sigla politica. Siamo qui perché crediamo che Bologna abbia bisogno di una svolta. E come Bologna, tutta l’Italia.
Una svolta politica. Una svolta culturale. Una svolta morale.
Bologna è una città straordinaria: una storia millenaria, una città universitaria, che ha dato all’Italia cultura, lavoro, impresa, arte, scienza.

Ma oggi dobbiamo avere il coraggio di dirlo: Bologna non può più continuare sulla strada percorsa negli ultimi decenni.
Non possiamo accettare una città nella quale la sicurezza viene dopo l’ideologia.

Non possiamo accettare una città nella quale chi occupa abusivamente uno spazio diventi interlocutore politico — mi riferisco alle scelte recenti del “nostro” sindaco.
Non possiamo accettare una città nella quale le forze dell’ordine vengono aggredite e si cerca una giustificazione politica per chi le aggredisce.

Non possiamo accettare una città nella quale i nostri giovani sono sempre più esposti alla droga, alla violenza e al degrado.
Non possiamo accettare una città nella quale l’identità italiana e cristiana venga considerata qualcosa di cui vergognarsi, e chi la difende venga denigrato, emarginato, represso.

E soprattutto non possiamo accettare che tutto questo venga presentato come inevitabile.

Non è inevitabile.

Bologna può cambiare. Può tornare a essere sicura, orgogliosa della propria storia.
Bologna può tornare a essere una città nella quale la legge vale per tutti, dal primo cittadino in poi.

Bologna può tornare a essere una città nella quale una famiglia possa crescere i propri figli senza paura.

Bologna può e deve risorgere.

LA SICUREZZA NON È UN'OPINIONE

Partiamo dai fatti.
Il 21 novembre 2025 Bologna ha vissuto una notte di gravissimi disordini durante le proteste legate alla partita Virtus-Maccabi: barricate, danneggiamenti, scontri.
Non è questa la libertà di manifestare che vogliamo difendere.
La libertà di manifestare è sacrosanta, ma finisce dove comincia la violenza.
Chi manifesta ha dei diritti. Ma ha anche dei doveri.
E non può esistere una democrazia nella quale la violenza politica venga giudicata diversamente a seconda del colore politico di chi la esercita. Violenza di destra? Condannata. Violenza di sinistra? Spiegata. No: la violenza politica è sbagliata sempre.
Lo stesso principio vale per le forze dell’ordine.
Un agente, un carabiniere, un poliziotto non sono nemici.
Sono cittadini che hanno scelto di servire la Patria e lo Stato: sono, prima di tutto, patrioti, fino a prova contraria.

E quando un agente viene aggredito, viene aggredito anche lo Stato.

BOLOGNA, 20 LUGLIO

Il 20 luglio di quest’anno abbiamo assistito a un’altra giornata drammatica.

19–20 LUGLIO 2026 – ABDERRAHIM FAKIR

Il 19 luglio 2026 Abderrahim Fakir, 42 anni, muore al Pilastro durante un intervento della Polizia. La dinamica della morte deve ancora essere accertata; la Procura avvia gli accertamenti sulle circostanze e sulle responsabilità eventuali.

E proprio qui comincia il problema istituzionale.

Perché poche ore dopo, alle 20:16 del 19 luglio, il sindaco Matteo Lepore convoca pubblicamente per il giorno successivo un presidio in piazza Nettuno, per «chiedere verità e giustizia» sulla morte di Abderrahim Fakir, oltre a un momento di raccoglimento. (Comune di Bologna, 19 luglio 2026)

Fermiamoci un momento: un uomo era morto durante un intervento della Polizia, le circostanze erano ancora da accertare, le indagini erano appena cominciate. E il sindaco, poche ore dopo, convoca una piazza per chiedere «verità e giustizia».

Noi non diciamo che il sindaco abbia formalmente accusato gli agenti.

Ma diciamo che quella formulazione, in quel momento, comportava inevitabilmente un rischio istituzionale: quello di far percepire all’opinione pubblica che nell’operato della Polizia vi fosse già qualcosa da condannare, prima ancora che gli accertamenti avessero stabilito cosa fosse realmente accaduto.

E questo, secondo noi, avrebbe dovuto essere evitato: prima si accertano i fatti, poi si giudica, poi — se ci sono responsabilità — si chiede giustizia. Non il contrario.

C’è anche un secondo problema. L’articolo 18 del Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza prevede, per una riunione in luogo pubblico, il preavviso al Questore almeno tre giorni prima. Qui i tre giorni non furono rispettati, e secondo quanto emerso nelle verifiche il presidio non risultava concordato quanto a luogo e modalità: il Viminale avviò un’istruttoria.

La nostra contestazione politica è semplice: prima si coordina, poi si convoca. Non si convoca una piazza il giorno dopo una morte avvenuta durante un intervento della Polizia, e solo dopo ci si occupa dei problemi di ordine pubblico. Non è una questione burocratica: è una questione di responsabilità istituzionale.

E il 20 luglio, dopo il presidio, una parte della mobilitazione degenerò in scontri davanti alla Prefettura e alla Questura, con tensioni, lanci di oggetti ed esplosivi, cariche, lacrimogeni e idranti.

Bologna

Una Città ricca di Cultura

E da oggi questa nostra volontà ha un nome.

BOLOGNA RISORGI. FRONTE CRISTIANO PATRIOTTICO.

FEDE CRISTIANA
PATRIOTTISMO
FAMIGLIA

BOLOGNA RISORGI

BOLOGNA RISORGI

Il 13 settembre siamo qui. Senza le bandiere dei partiti. Perché oggi vogliamo mettere davanti una cosa più grande delle singole appartenenze: Bologna. La nostra città. La nostra storia. La...
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